Elysia

6–10 minuti

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– «E questo?»

– «…generato con l’IA!»

– «Può parlare più forte nel microfono?»

– «Ho detto: “generato con l’IA!”».

– «Ci spieghi meglio».

– «E che ne so, io? Magari la mia voce è stata presa da una qualunque registrazione».

– «Ma ascoltiamo che a un certo punto dice “se la ribecco con mio marito lo uccido con le mie mani”».

– «Sì: e allora?»

– «Come immagina possa essere stato generato con l’IA?»

– «Ve l’ho già detto».

– «Ce lo ripeta».

– «Oh dio santo: qualcuno ha registrato una mia telefonata o ha trovato un mio vecchio tutorial su YouTube sul mio canale di make-up».

– «Si, si, fin qui avevamo capito, arrivi al punto».

– «Poi questo tizio avrà scritto un testo e passato il tutto all’IA che ha fatto il resto, recitando quella che voi pensate sia la vostra “prova schiacciante” della mia colpevolezza uxoricida».

– «Lei sa che con una IA si può riconoscere una IA?»

– «Cos’è: un gioco di parole?»

– «No, vuol dire che abbiamo già utilizzato una IA per capire se l’audio che abbiamo appena ascoltato potrebbe essere stato generato con una IA».

– «Ah, siamo ridotti a questo. Ebbene?»

– «Ebbene l’esito è negativo: non è stato generato da alcuna IA».

– «Aspettate aspettate, fermi tutti. Dunque, se ho ben capito, rischio di essere condannata alla rimozione della mia protesi perché una IA, che ha molto probabilmente generato questa prova falsa, si dissocia dall’esserne autrice, trasformandomi in una pericolosa omicida?»

– «Vedo che non afferra».

– «Invece mi pare di capire benissimo a che giochi giocate qui alla Omicidi».

– «Glielo ripetiamo: abbiamo la prova forense che nessuna IA esistente al mondo, al giorno d’oggi, può aver generato questo audio che abbiamo rinvenuto sul suo smartphone. Viceversa, è molto più interessante il rumore di sottofondo di quell’audio…»

– «…generato anch’esso con l’IA».

– «Fermi questo disco, signora».

– «Vorrei essere chiamata col mio titolo».

– «Mi perdoni, dicevo: al tempo, Contessa. il rumore di sottofondo lo abbiamo filtrato ed esaltato. Ascolti di nuovo».

L’audio scorre di nuovo ma stavolta i dialoghi sono ovattati e sommessi, mentre si sente distintamente il rumore si un tram che passa e di una saracinesca che si abbassa con un tonfo.

– «Un tram? Avete la registrazione di un tram che sta passando? Ma è una prova schiacciante! Ne avete di tempo da perdere, voialtri, qui alla Omicidi».

– «E non solo! Qui alla Omicidi, paghiamo profumatamente anche ingegneri del suono che tirano tardi per far combaciare segnali».

– «…e?»

– «…c’è il rumore di una saracinesca».

– «Generato con…»

– «…con l’IA dice lei, ma ascolti il rumore della saracinesca che si abbassa. Potrebbe essere l’intervallo di pranzo del negozio, o la chiusura a fine turno serale, quindi o alle tredici o alla chiusura delle ventitré, abbiamo controllato».

– «Ma è interessantissimo! Non vedo l’ora di sapere che or’ è».

– «Non credo sia nelle condizioni di fare dello humour, Contessa: erano le ventitré. Al momento della registrazione, semplicemente perché il passaggio del tram non prevede corse alle tredici».

– «Ah, davanti al parco della mia abitazione, intende? Adesso da due rumori identifichiamo una via tra le mille strade di Roma? Al Parco degli Acquedotti poi? Non sento belare le pecore del pastore della tenuta».

– «Brava, no infatti. Ma si concentri, che altro sente?»

L’audio riparte con gli stessi suoni, stavolta le voci sono escluse e si sente forte “Pietro basta giocare! Vieni a pranzo!” chiamato da una donna

– «Lo sa chi è Pietro?»

– «Se lo chiama la madre, sarà un ragazzino».

– «Però Pietro è anche il nome del figlio della custode della dependance all’ingresso della villa, vicino al Parco degli Acquedotti qui a Roma. Pietro ha sette anni, sarà facile esaminare la voce della custode che grida e confrontarla con quella registrata. Perché non confessa?»

– «Cosa?»

– «Che l’ha ammazzato lei».

– «Non ho ucciso mio marito. Era uno stronzo, mi tradiva, e ormai vivevamo anche separati lui nell’ala ovest e io nell’ala sud della villa a quasi cento metri di distanza minima. Se avessimo voluto scannarci lo avremmo fatto da tempo al suo primo tradimento, venticinque anni fa».

– «Cambiamo discorso. Lei da quanto tempo soffre di Alzheimer?»

– «Ah! Le sembro una che soffre di Alzheimer».

– «Con l’impianto GPT attivo? No di certo! Ma come sa, lei rischia di vederselo rimuovere, in caso di condanna. Quindi risponda alla domanda».

– «Da dieci anni. Soffro di questo disfacimento progressivo da dieci anni».

– «E da quanto tempo usa la protesi GPT?».

– «Otto anni».

– «E chi gliela ha fatta impiantare?»

– «Il mio defunto marito, pace all’animaccia sua. Questa è la parte dove devo subire lo stigma del mio disagio?»

– «Direi che è più la parte dove lei capisce che non ha un alibi, che avrebbe più di un movente, che aveva infinite opportunità per compiere una vendetta…».

– «Vi state divertendo a mettermi alle strette perché mio marito è morto barbaramente assassinato e invece di cercare il colpevole, vengo indagata da due settimane e cercate di farmi cedere e confessare. State facendo la cosa più facile di questo mondo: incolpare la prima persona che avevate a tiro! Non avete uno straccio di prova di quello di cui mi accusate…e poi…».

– «…è solo un fatto di tempo…»

– «…e l’arma? Come avrei fatto?».

– «… anche quello è un fatto di tempo».

– «Certo, e in quel mentre sarete costretti a rilasciarmi e dedicarvi finalmente a fare il vostro lavoro».

– «Sa, Contessa, è molto spavalda e arguta per essere malata di Alzheimer da dieci anni».

– «E lei sa meglio di me che ponendo i sigilli al mio sistema GPT sarà come condannarmi a morte».

– «A tal proposito, abbiamo richiesto una perizia».

– «E il mio avvocato qui presente ve l’ha accordata?».

– «Glielo dica avvocato».

– «Francesco! Gliel’hai accordata?»

– «Puoi sempre rifiutarti di subirla, Elysia».

– «Certo, avvocato Di Stefani, ma … glielo spieghi lei alla Contessa».

– «… istillerebbe un ragionevole dubbio e questo noi non lo vogliamo. Gliel’ho accordata solo previa tua concessione. E francamente beh…dovresti concederglielo».

– «Bravo avvocato».

– «Quindi dobbiamo fare anche questa pagliacciata? Mi dovete umiliare anche in questo modo?»

– «Non saremo presenti, verrà tutto analizzato da una IA e memorizzato senza l’intervento umano, nessuno sarà qui a parte lei e il suo avvocato, e avremo soltanto un verdetto finale sullo stato di avanzamento degenerativo della sua malattia».

– «Allora spero si diverta almeno l’IA».

– «Possiamo fare tutto in poco tempo anzi se dà contestualmente qui subito il suo consenso possiamo farlo in pochi minuti».

L’avvocato annuisce leggermente in segno di assenso guardando Elysia

– «E va bene. Come vedete il mio avvocato è d’accordo. Procedete pure al test, staccatemi questo accrocco e interrogatemi».

Tutti escono dalla stanza mentre rimane soltanto l’avvocato e uno specialista che, individuato lo spazio di archiviazione del GPT, registra l’indirizzo ed esce. Elysia e il suo Avvocato rimangono soli nella stanza di fronte all’IA che spiega i passi

“Stiamo scollegando la Contessa Elysia Valmont di Ravenshire dal sistema di supporto GPT per ausilio a malati di Alzheimer… procediamo alla disattivazione in tre, due, uno, sistemi spenti.

Inizio del test.

Avvocato, può procedere quando vuole”

– «Elysia, di’ come ti chiami».

– «…»

– «Elysia, mi senti?»

– «Sì».

– «Dì come ti chiami».

– «Elysia».

– «Bene, ora dicci il tuo cognome».

– «Valmound…»

– «Ci sei quasi».

– «Venus».

– «No».

– «Ravenshire».

– «Va bene ascolta quello che ti viene richiesto e rispondi».

– «Ma tu, chi sei?».

– «Sono Francesco De Stefani il tuo avvocato, non ti preoccupare Elysia rispondi alle domande».

– «Che ci facciamo qui?».

– «Siamo venuti a visitare questi signori Elysia, ora ascolta cosa hanno da dire, da brava».

“Inizio Test: ripeta una poesia che ricorda.”

– «Io? Mi piaceva la cosa… quella Teresa…»

“La vispa Teresa?”

– «si mi piaceva… la farfalletta …»

“Cosa faceva?”

– «… volava di fiore in fiore…»

Non esattamente”

– «Volava da Francesco…»

– «Che dici Elysia?»

– «Si la farfalla Elysia, volava da Francesco ogni volta che voleva…»

– «Ma cosa stai dicendo, Elisya!»

“La lasci terminare, avvocato. Contessa prosegua, dove volava…?”

– «Volava e volava sul fiore … ma il marito non volava e non voleva, la vispa Teresa allora…»

“cosa fece?”

– «Uccise quella stronza della farfalletta!»

“E come lo fece?”

– «…mah non so…stringendola! Viva! …..E tutta giuliva gridava a distesa l’ho presa! L’ho presa!»

“E con cosa, la strinse?”

– «Avea fra le dita la spilla da balia!»

– «Fermiamo questa sessione assurda, non può in nessun caso costituire una…»

“Avvocato Francesco De Stefani, se non smette di interrompere la Contessa il test proseguirà in presenza delle forze dell’ordine”

– «…»

“Elysia: La spilla da balia che avea tra le dita?»

– «… confusa.. pentita…Elysia arrossì… dischiuse le dita ma lui non fuggì!»

– «Maledizione Elysia!»

“Continuiamo: dove è la spilla da balia?”

– «non me lo ricordo… nel portagioie?»

“Grazie. Test terminato. Riaccensione GPT e protesi. Memorizzo la prova forense e chiudo la sessione. Gli agenti di polizia possono rientrare.”

– «Accidenti, Elysia».

– «Eccoci, abbiamo un nuovo indizio, una squadra è andata a cercare in un cofanetto portagioie a casa della signora Contessa Elysia Valmont di Ravenshire».

– «E con questo? Francesco? Francesco diglielo tu che non significa nulla».

– «Purtroppo, temo significhi! Troveranno tracce del DNA di tuo marito sulla spilla da balia».

– «Ma… ma… perché? Francesco!»

– «Ci segua avvocato, dobbiamo capire insieme alcuni dettagli. Le verrà somministrato un test cui dovrà rispondere. Sarà facile intuire anche il Suo coinvolgimento, Di Stefani».

– «Ma dove lo portate? È un mio diritto sapere almeno il risultato di quello che è accaduto…!»

– «Certamente, è un suo diritto, tra gli ultimi che le verranno concessi, signora Contessa. Prego. Ci segua».

Fine

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