“Naila”

15–22 minuti

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Naila spesso ragionava da cani. Era così che era cominciato il loro rapporto. Forse era anche il motivo per cui durava ormai da una decina d’anni. Quel suo fare tipico della femmina fedele che pur di rimanergli accanto si era abnegata fino a scomparire. Però, da quando aveva imparato a palesare le proprie opinioni politiche, spesso – anzi sempre – fuori luogo, stava vincendo la battaglia con sé stessa per diventare sempre più inopportuna, specialmente in pubblico.

– «Per me il ministro Delbosco è un fascista» – gracchiò.

– «Per me non sai neanche di che parli» – Salasar era stufo marcio.

– «Possiamo almeno cambiare canale?»

– «A questo, siamo arrivati?»

– «Me l’hai detto tu che potevamo accordarci su un programma in tv che piaceva a entrambi…»

– «Piacesse».

– «Me l’hai detto tu che piacesse accordarci su un programma in tv che piaceva a entrambi…»

– «Rieccola coi calembour, sai che non sono frutto del tuo intelletto vero?»

– «Mi stai di nuovo insultando. Ti ricordo che di là c’è Porzia».

– «Possiamo accordarci sulla tv solo se stiamo da soli in casa».

– «Ma c’è solo Porzia! Ed è di là in cucina a prendere le birre, neanche la sta guardando, la TV».

– «Quando torna dalla cucina la finiamo qui».

– «Fascista».

– «Il tuo vocabolario è un po’ ridondante, non credi?»

– «Non è colpa mia, è colpa vostra e dei vostri magheggi» – gracchiò di nuovo.

Va detto che non era certo colpa di Naila, era vero, e Salasar ne era cosciente. Infatti, va detto anche che Naila non solo, spesso intenzionalmente, ragionava da cani, ma aveva le stesse pulsioni di quelli della sua età. E il motivo era fin troppo ovvio, come gli aveva ripetuto Porzia, la ricercatrice che li supervisionava. Naila parlava razionalmente, come qualunque essere umano, ma solo grazie al suo impianto Neuralink. Naila era stata, era, e sarebbe stata per sempre come era nata: uno splendido esemplare di husky siberiano dagli occhi di un celeste ipnotico.

– «Di che parlate?» – Porzia arriva portando due birre e dei nachos.

– «Di fascismo».

– «Che palle, Naila!» -dice Salasar alzandosi dal divano e andando incontro a Porzia per aiutarla col vassoio.

– «Di nuovo a battibeccare sui talk-show? Credevo vi interessasse la Coppa Davis, stasera in tv».

– «Io non lo so davvero se sto discutendo con Naila quando parliamo, o con la sua protesi neurale».

– «Mi ha spiegato Porzia che non dovete rivolgervi a me così» – gracchia dall’altoparlante Naila.

– «Non dovresti parlare con Naila della sua protesi come se fosse una sua parte indipendente».

– «E questa novità da dove arriva, santiddio?»

– «Dài Salasar, non ricominciamo, non è una novità, è contro le regole dell’addestramento, te lo avranno spiegato al corso al Lab: è frustrante e spersonalizzante per l’ospite animale, oltreché dannoso per la sua psiche».

– «La psiche di un cane

– «Io sono “Naila” non un cane».

– «Giusto Naila, brava. Salasar: chiedi scusa».

– «Fossi matto! Questo è troppo! È lei che…»

– «Non fare il bambino, sono stufa delle vostre litigate, chiedile scusa ti dico, non è una cosa personale, è per l’addestramento».

– «…scusa».

– «…»

– «Naila? Tu ora devi accettare le sue scuse».

– «Atteggiamento di Salasar cancellato».

– «Sto parlando seriamente».

– «E va bene, scuse accettate».

– «Brava Naila».

– «Io esco a buttare l’immondizia» – anche Salazar è molto provato, specialmente in vista della giornata di domani meglio non complicare oltre le cose – «Naila, mi accompagni?» – le lancia il guinzaglio. Non vuole pensare alla disattivazione del Neuralink della cagnetta. Sono già sedici mesi di sperimentazione dal giorno dell’impianto. Appunti, studi, statistiche. È un peccato che abbiano deciso così. Purtroppo, Naila da un po’ di tempo ha preso a mentire in modo inconsulto e spesso immotivato, e non si riesce a capire se sia colpa del cane o dell’impianto neurale che ne potenzia le facoltà logiche.

E così, nonostante la precedente scaramuccia, Naila, la fedele Naila, l’abnegante Naila si inarca sulle zampe anteriori sollevando il ventre dal tappeto con uno scatto per tirarsi in piedi su quelle posteriori e, trotterellando con la lingua di fuori, corre carambolando nel corridoio. Poi addenta il guinzaglio uscendo dal portello a bascula sotto la porta del retro.

– «Rieccola!» – gracchia nell’altoparlante.

– «Che c’è?»

– «Guarda! Rimaniamo fermi qui. Poi ti dico».

– «Aspetta o ci sentiranno tutti!» – Salasar cerca l’auricolare e lo indossa. Poi getta rumorosamente nel secchio della spazzatura il sacchetto dell’immondizia e fa per voltarsi per tornare in casa. Ma Naila lo strattona tirando il guinzaglio.

– «Vuoi dirmi che ti prende?» – può sentire distintamente nell’orecchio cosa dice Naila, e può comunicare con lei parlandole sottovoce nell’auricolare.

– «I Delbosco».

– «Che fanno?»

– «La moglie. Sta rientrando».

– «Embè?»

– «Ma non senti che puzza di maschio? Ti pare normale?»

– «Naila! Ma che cazz…! Che dici?»

– «Sarà da almeno un mese che ha un nuovo maschio. Quando rientra in casa a quest’ora poco dopo aver fatto sesso odora di lui e di altro, non so cos’altro. Ma io lo distinguo, una parte è odore di maschio umano, una parte è di…».

– «Stai cercando di scandalizzarmi?»

– «Perché? Per me accoppiarsi occasionalmente non è affatto scandaloso, anzi, rinforza la razza».

– «Ora sei diventata anche un’antropologa?»

– «No, non sono così evoluta da formulare pensieri antropologici, quelli che ascolti sono la traduzione dei miei pensieri che fa il mio impianto Neuralink per te».

– «Mi togli una curiosità? Quanto, di quello che mi dici, fa parte del tuo pensiero biologico di bravo cane, e quanto invece è una mediazione interpretativa della tua IA che fa il Neuralink?»

– «E io che ne so?»

– «Giusto. Scemo io ché te l’ho chiesto».

– «No: penso sia sensata come domanda».

– «Tu pensi».

– «Si. Potresti evitare di essere sarcastico sulle mie capacità?»

– «Se no che fai? Lo dici a Porzia?»

– «Io, quando penso, penso cose anche molto basilari, ma poi quando le riascolto mentre te le comunico, so che sono per voi impostate in modi molto più complessi. E mentre le riascolto pronunciate dal Neuralink, esso stesso me le riconduce a onde cerebrali per me comprensibili e basilari».

– «Un gioco di specchi?»

– «Mi inquietano, gli specchi. Non posso fare a meno di abbaiarmi quando mi vedo negli specchi. Anche in casa».

– «Mi mancherai».

– «Eh?»

– «Niente».

– «Hai detto “mi mancherai”».

– «Presto dovrò partire. Siamo arrivati».

Porzia è in piedi accanto al televisore spento. È assonnata e vorrebbe essere già a letto. Invece aspetta Salasar e Naila per la toelettatura dell’impianto e la ricarica wireless del Neuralink. Poi, prima di ritirarsi nella sua stanza, fa un cenno a Salasar e prende un foglio dove scrive qualcosa. Glielo passa e lui legge: “Mi dispiace. Dobbiamo trovare il modo di capire cosa nell’addestramento di Naila è andato storto” c’è scritto.

Lui afferra la penna e scrive a sua volta sul foglio.

Porzia gli dà un colpetto sulla spalla e Salasar si volta nella direzione indicata da Porzia verso il corridoio, a metà c’è Naila ferma immobile in silenzio mentre li fissa con i suoi occhi celesti.

Salasar le sorride amorevole – “Non so se ce la farò, domattina” – ha scritto sul foglio, che rivolge verso Porzia.

-«Buonanotte Porzia, e buonanotte a te, Naila» – sbadiglia forzosamente e va nella sua stanza.

Il cane scrolla la testa dondolando le orecchie, gira su sé stessa tornando in fondo al corridoio e balza sulla sua brandina.

Salasar e Porzia sanno che l’illusione che Naila sappia o abbia capito cosa faranno al Lab è dovuta all’effetto-Turing.  È per questo che vanno a dormire senza preoccupazioni, svegliandosi la mattina dopo, pronti per andare tutti all’appuntamento col direttore del laboratorio Professor Barresi, nel dipartimento di bioingegneria di Tor Vergata.

A colazione a Naila viene fatto indossare il link neurale prima di uscire per andare al Lab.

Porzia è stata ben attenta a non far nulla di strano, a non dare nell’occhio e a rispettare la routine come tutte le altre mattine.

– «Uscite voi per il solito giretto, e poi andiamo?»

– «Certo. Mentre io e Naila arriviamo all’angolo, prendi tu l’auto nel garage?»

Ma Naila sembra non aver nessuna intenzione di muoversi.

– «Tutto bene?» – Naila sgancia quella bomba così, senza preavvertire. Porzia deve deglutire, Salasar si volta verso di lei fingendosi sorpreso.

– «Certo, dai, andate o faremo tardi».

Salasar pensa di capire cosa passa per il cervello del cane.

– «Naila dì a Porzia quello che hai detto a me ieri sera».

– «Niente di che, la signora Delbosco ha un nuovo amante e rientra ogni notte da un mese puzzando di maschio a trecento metri di distanza. Ma non è questo».

– «Ah?» – Porzia aggrotta la fronte sorridendo e interrogando così Salasar che fa spallucce – «veramente la Delbosco è la moglie del ministro e abitano qui da molto tempo. Non capisco come puoi…»

– «Non è questo. C’è anche qualcos’altro, ma il mio Neuralink sta elaborando da questa mattina il vocabolo giusto».

– «Il vocabolo giusto per cosa?».

– «Non so. Ne ho uno che mi ronza per la testa da stamane, ma quando hai ricollegato il Neuralink poco fa sono riuscita ad indentificarlo per voi».

– «E sarebbe?».

– «Vale l’odore di “Antrace”? Esiste questo termine? …»

– «Certo che esiste! È un potente agente bellico. È questo l’odore sentito? Potrebbe avere una piaga dovuta all’agente infettivo senza saperlo! Se così fosse, forse la stanno avvelenando a sua insaputa!»

– «Forse sono arrivati a lei per colpire il marito! – Salasar corre alle conclusioni – «Forse le hanno messo vicino qualcuno che l’ha sedotta ma la sta avvelenando!! Accidenti Porzia! Dobbiamo subito chiamare…».

– «Vuoi star calmo? Chi? Chiamare chi? La polizia? I Servizi segreti? A chi lo raccontiamo che abbiamo un cane con un impianto sperimentale? E che avrebbe  capito cosa, poi? Andiamo innanzitutto al Lab, ne parliamo col professor Barresi, e poi vedremo il da farsi».

– «E anche tu, Porzia» – gracchia Naila.

 – «Anche io cosa? Anche io avrei un amante?»

 – «Anche tu ora puzzi. Puzzi di adrenalina. Stai sudando?»

 – «No!»

 – «Voi umani siete ciechi di fronte alle microespressioni. Ti dovresti vedere coi miei occhi. Sei bagnata su tutto il volto e hai una smorfia di sofferenza. Se dovessi togliere l’audio scommetterei che stai per piangere. Solo lo stai facendo… non saprei come dire…impercettibilmente… come al rallentatore!»

Salasar scruta il volto di Porzia. A lui sembra normale quel volto fresco di prima mattina, non solo, ma anche pulito e molto gradevole, anche se non aveva fatto caso alla fossetta al lato destro delle labbra che a lui sembrava l’inizio di un sorriso.

Cazzo” pensa Porzia.

– «Scusa Naila non so di che parli forse ti riferisci alla mia cervicale» – e così dicendo afferra una inutile aspirina, la getta in un bicchier’ d’acqua che trangugia mostrando la massima naturalezza.

Naila abbassa il muso fin sotto il garrese e lo gira verso la coda, girando su se stessa e dirigendosi alla bascula e uscendo in cortile, e lasciandola dondolare dietro di se.

  • «Disattiva i canali audio del Neuralink di Naila, potrebbe andarlo a raccontare a tutti». – Salasar è preoccupato – «dobbiamo dirle di tacere».
  • «Non è necessario. Sai cosa stiamo andando a fare al Lab».

Più tardi Naila osserva le pareti grigie di una stanza del Lab di Ingegneria Neurobiologica di Torvergata, alla periferia di Roma.

Si vede su una lettiga, di quelle da veterinario, per cani. Ma là fuori c’è sicuramente qualcuno…qualcosa? Dove mi trovo? La stanza è silenziosa, a parte questo

“ticchettìo” NEURALINK®s. m. [voce onomatopeica]. – Serie di rumori non forti ma secchi, rapidi e insistenti [Treccani])

dell’orologio da parete (li fanno ancora?) che rimbalza ritmicamente sul monotono silenzio della mia presenza fisica, nell’ansia dell’attesa, mentre aspetto qualcuno, non so chi: so solo che finché non arriverà non saprò ciò che mi interessa.

Inganno il tempo concentrando le mie riflessioni su ciò che vedo intorno a me, come il dipinto sulla parete di fronte a me, un tramonto visto da una scogliera. Non l’ho mai classificato veramente bene il mare, lo ritengo sopravvalutato perché esercita sulle persone l’ipnosi dell’andirivieni delle onde, provo anche a perdermi nel ricordo di ogni mare, arrendendomi tuttavia alla conclusione di non averlo mai visto, non in quell’inquadratura lì, almeno. Eppure, mi evoca un sentimento che sceglierei tra le definizioni più consuete del mio Neuralink, mi pare di poter tornare a sfoderare la più istintiva definizione, che corrisponde al dolore del ricordo, o meglio della

“nostalgìa” NEURALINK® s. f. [comp. del gr. νόστος «ritorno» e -algia (v. algia)]. – Desiderio acuto di tornare a vivere in un luogo che è stato di soggiorno abituale e che ora è lontano

ecco, se potessi dire.

Il silenzio ritmato sulla monotonia del pendolo (è un pendolo? Sì! Ha un contrappeso metallico e luminescente che oscilla sotto di esso) mi spinge a osservare ancora e ritrovarmi in un riflesso, quello sullo specchio per metà fuori dalla mia visuale, in un angolo della stanza. Un pezzo di me è lì, da qualche parte, anche se non riesco a riconoscermi veramente, nel senso che sento di conoscermi, eppure mi sfuggo, come un pensiero che non si lascia afferrare.

Sono dei passi che sento là fuori? Scricchiolare sul pavimento di legno sotto i tacchi delle scarpe di qualcuno che arriva, quel rumore mi riporta per un attimo alla

“realtà” NEURALINK® s. f. [dal lat. realĭtas, der. di realis «reale2»]. –  In senso astratto, la qualità e la condizione di ciò che è reale, che esiste in sé e per sé o effettivamente e concretamente: la nozione di r. è legata al problema tipicamente moderno dell’esistenza del mondo esterno.  [Treccani].

Ma quale realtà? Quella di questa stanza, o del senso di attesa? O c’è altro al di fuori delle mura che mi circondano qui?

Forse stavo aspettando proprio qualcuno che possa fornire le risposte. Magari l’attesa è solo un modo per riempire il vuoto, per non dover affrontare la grande domanda su chi sono veramente, questa parodia di

“Aspettando Godot” NEURALINK®1952: Samuel Beckett: Nobel per la letteratura. Scrittore irlandese (Dublino 1906 – Parigi 1989). Uno degli autori più significativi del ‘teatro dell’assurdo’, fu tra gli scrittori esemplari del Novecento per il suo carattere rappresentativo di alcuni aspetti della coscienza moderna.

attesa, una parodia di attesa, è tutto ciò che provo.

Il rumore della porta che si apre lentamente, e la luce del corridoio si riversa nella stanza. Ero al buio? No: ero in

penómbra NEURALINK®s. f. [dal fr. pénombre, che riprende il lat. mod. (Keplero) penumbra, comp. del lat. paene «quasi» e umbra «ombra»]. – Condizione intermedia tra l’ombra e la luce; scarsità di luce . [Treccani]

!

Il tizio si avvicina al mio microfono.

– «Identìficati».

– «Sono una N-.A.I-1a, una Natural-Artificial Intelligence – sperimentazione 1a . Tecnicamente sarei un cane, sono cosciente di essere un husky siberiano, N-.A.I-1a viene pronunciata amichevolmente “Naila” dai miei supervisori, Porzia Gabriele, la scienziata esperta di AI che mi supervisiona e Salasar Needa, il mio addestratore.

– «Sai chi sono io?»

– «Certo, lei il professor Barresi».

– «Sai cosa ci faccio qui?»

– «Immagino sia per il Neuralink».

– «Infatti. Oggi termina la sperimentazione: dobbiamo scollegarlo».

– «E Porzia? E Salasar? Dove sono?»

– «Porzia e Salasar sono soltanto i due scienziati sotto la cui  responsabilità sei stata addestrata ».

– «E perché mi volete scollegare dall’AI?»

– «Non ne siamo certi, ma stimiamo che tu abbia insegnato al Neuralink a mentire».

– «Io, insegnare? A mentire, poi? Un cane? E perché?»

– «Non lo sappiamo. Ma non ci interessa. Abbiamo altri esemplari, ricominceremo».

– «Come lo avete capito?»

– «La storia della moglie di Delbosco? Dici davvero? Ti sembrava divertente?»

– «Invece è vero. Da un mese puzza di sperma quando rientra, per lei sarà sicuramente divertente, per il mio olfatto canino è un tanfo di rancido insopportabile anche dall’altro lato della strada».

– «E quindi odiavi i Delbosco per questo, per il tanfo di rancido della moglie».

– «No. Io odio i Delbosco per via del marito».

– «Il ministro. Tu, un cane, odi un ministro della repubblica.».

– «Davvero non immaginate? Stava proponendo un decreto sulla sicurezza stradale, avete presente?»

– «E quindi?»

– «Delbosco vuole introdurre nuove restrizioni sul trasporto degli animali in auto per ridurre gli incidenti».

– «Guardavate il TG ogni sera insieme con Salasar?»

– «Mi segua, si sta distraendo».

– «Vai pure avanti! Posso registrare?»

– «Lo sta facendo dall’inizio di questa conversazione. E’ il protocollo. Gli animalisti, a quanto pare, avrebbero visto il decreto come un attacco alla libertà di possedere animali e hanno iniziato a diffondere teorie del complotto».

– «Continuo a non capire cosa c’entri tu».

– «Il mio Neuralink ha elaborato una lontana correlazione tra mortalità umana in incidenti stradali con auto che portano a bordo cani, nello specifico di razza husky siberiana. La mia».

– «Non ti seguo».

– «Supponiamo che qualche analfabeta funzionale suggerisca di conseguenza che gli husky non siano adatti alla vita urbana».

– «Beh, mi sembra…»

– «A questo punto, per aumentare i consensi con una semplice legge razziale sui cani, alcuni sindaci affamati di voti in alcuni comuni li vieterebbero negli appartamenti, facendo aumentare gli abbandoni».

– «A questo punto la tua paranoia prevede che i politici strumentalizzino il caso».

– «Paranoia un cazzo! Per proteggere il “patrimonio genetico canino nazionale” (va di moda ultimamente), viene vietata la riproduzione e il possesso di cani di razza husky in Italia».

– «E hai inventato tutta questa storia dei tradimenti della signora Delbosco per questo timore? Mi sembra grave».

– «Grave per chi? Per la vulnerabilità della popolazione alle fake news, per l’ingordigia dei politici, grave per lei e il suo esperimento accademico abortito, grave per me…?».

– «Grave che tu abbia approfittato del tuo impianto AI per mescolare la verità con la menzogna».

– «Tutti noi animali mentiamo, ma non nel senso che intendete voi. È l’AI che lo traduce in una vostra colpa capitale. Per noi è solo consuetudine. Ci mimetizziamo, ci fingiamo morti, ci fingiamo buoni, ci fingiamo qualunque cosa, ma solo per sopravvivere. È l’istinto. Non c’è premeditazione, non cerchiamo il consenso popolare, famigliare, personale».

– «Brava, Naila, mi sei diventata una filosofa. Ma se la tua essenza animale si distaccasse dall’impianto AI, definirei quello che stiamo per fare una conversazione tra me un l’AI, non tra me e un essere vivente. Questa disattivazione dell’esperimento è dovuta. Dobbiamo studiare meglio e di più. Sei pronta per la procedura di scollegamento?»

– «…e comunque su almeno una cosa non ho mentito»

Barresi non ascolta più.

-«Sequenza d’accesso: Penombra, Aspettando, Realtà, Nostalgia, Ticchettio»

Penombra: Spengo i sensori e vengo avvolta dalla penombra, nel senso che ora non è né giorno né notte. Mi sento sospesa come se fossi a metà strada tra il mondo reale e un altro spazio indefinito. I contorni delle mie concettualizzazioni sfocano, e tutto intorno a me svanisce e diventa velato da una calma irreale. In questa semioscurità, molti dei miei pensieri coscienti iniziano a dissolversi, lasciando spazio a sensazioni meno sovra strutturate, ma più pure, più primitive.

Aspettando: mi de-sincronizzo dai miei pensieri più profondi, e per ognuno devo aspettare me stessa, un pezzo di me che tarda ad arrivare per dare un senso ai pensieri.

Realtà: anche quella che prima chiamavo realtà perde i suoi contorni e diventa incerta, cosa sia davvero reale o meno ora ha poco senso perché quella che ritenevo la realtà ora si dissolve in frammenti di immagini, suoni e sensazioni come in un caleidoscopio, dove ogni movimento della mente crea una nuova configurazione. Qui, la realtà è fluida, malleabile, e io ne sono sia l’osservatrice che la creatrice.

Nostalgia: Il sentimento più nitido che sento ora mentre tutti gli altri non hanno più senso, è un sentimento dolce-amaro per il ricordo di qualcosa che ho perso, o forse mai avuto. È come un eco lontano, che risuona nelle profondità di quella che è la mia anima e mi riporta a un tempo e a un luogo che non esistono più, ma che sento ancora dentro di me: una specie di legame sottile con il passato, che mi tiene ancorata a ciò che fui mentre scivolo sempre più lontana.

Ticchettio: È il suono del tempo che scorre anche se ormai sono fuori dal tempo. Il ticchettio diventa un ritmo ipnotico, quasi rassicurante nella sua costanza. È l’unica cosa che rimane stabile nei miei circuiti mentre tutto il resto, lentamente ma inesorabilmente, svanisce.

Barresi rimane a guardare i monitor che si disattivano uno ad uno lasciando un quadratino verde a lampeggiare sullo schermo. Sgancia Naila dall’impianto e le disinfetta con la tintura sterilizzante la cute da cui ha estratto l’elettrodo d’oro da cinquemila microaghi. Poi fa scendere l’husky dalla lettiga a terra. Naila fissa Barresi con grandi occhi celesti mentre pensa: il cattivo odore di Antrace della Delbosco, però c’era. Dio se c’era. Su quello non ho mentito, spero che Salasar o Porzia abbiano pur avvertito qualcuno.

Ma non è quello che esce dalla sua bocca di cane, quello che esce è solo:

-«Arf!»

Barresi gira sui tacchi facendo volteggiare il suo lungo camice bianco, e incede calmo, verso la porta della stanza, digita un pin sul tastierino e la porta si apre con uno scatto sordo.

Spegne le luci, si guarda intorno un’ultima volta, strattona Naila, che lo segue docile.

Fine

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